L’Alba dei Vincenti di Miriam Sorbo, Rupe Mutevole Edizioni, 2011


Figlio insicuro,/ nato da un errore d’amore,/ messo al mondo senza la propria decisione./ Figlio certo,/ nato da un sentimento/ che serve per colmare l’istinto dei genitori./ Figlio dell’appartenenza, del ricco, del povero./ Figlio della laurea/ che ripone i suoi progetti nello zaino universitario./ progenie di cui tutti decidono il suo destino,/ la mamma, il papà, il potente. […]” –“Figli…”

L’immagine è chiara, il versificare tagliente e maturo, uno spaccato della realtà di ogni giorno e di sentimenti che non lasciano replica al caos. Miriam Sorbo ha 13 anni. L’autrice sbalordisce con la sua innata capacità di comprensione della vita e degli accadimenti adulti. “Figli…” è un palese esempio delle sue capacità stilistiche e semantiche, gli occhi innocenti di Miriam guardano oltre la semplice forma per concepirne un’idea e riprodurla in parole precise.

L’Alba dei Vincenti”, edito nel marzo del 2011 dalla casa editrice Rupe Mutevole Edizioni nella collana “Sopralerighe”, non è la prima pubblicazione della giovanissima Miriam, infatti, a soli 11 anni su un giornale di Caserta ha pubblicato alcune poesie, la carriera continua nel 2010 con un’antologia di poesie “Teneramente tra Soffi e Parole” edita da Rupe Mutevole Edizioni. “L’Alba dei Vincenti” consta della prefazione dell’editrice della casa editrice Maria Cristina Del Torchio, introduzione e biografia della stessa autrice che racconta un po’ di se e della sua passione, una recensione del giornalista de “La Gazzetta dello Sport” Lucio Bernardo, la bibliografia in rima di Alessandro D’Angelo e la raccolta di poesie per un totale di 79 pagine. Le poesie sono accompagnate da immagini ed alcune sono tradotte in dialetto dalla stessa Miriam. Curatrice della collana “Sopralerighe”: Gioia Lomasti.

È sconcertante aprire “L’Alba dei Vincenti” e constatare come ogni lirica sia completa di struttura articolata, di conoscenza metrica, di significati profondi che toccano questioni antropologiche e sociali. Alcune poesie sono dedicate ad amici, parenti e conoscenti di Miriam, persone che nella loro vita hanno sofferto ma che sono riuscite a guardare avanti, ricordiamo Luana, Giuseppe, Antonella, nonno Francesco, nonna Mariangela, Tonia.

“[…] Come un fiore selvatico sono cresciuto senza te, papà./ Ti ho cercato ovunque: a casa, a scuola, per le strade./ Ti confondevo con le carezze che gli altri padri/ davano ai loro figli,/ che sognavo fossero mie,/ ma purtroppo era soltanto una stupida illusione./ Ti ho cercato nella violenza,/ ogni volta che la mano accarezzasse una pistola fredda…/ (il cuore dentro batteva all’impazzata)./ La forza di un padre, forte come un’arma/ e gelida come la tua lontananza. […]” – “Padre e Figlio (ombre e penombre)”

Scrivere con il cuore e con il gusto estetico della ricerca della figura assoluta, scrivere della storia personale dell’amico Giuseppe (22 anni) che cercava il padre in ogni momento della giornata. Le tematiche presenti nella raccolta di poesie non sono solo prettamente “umane” ma si trovano anche introspezioni culturali dotte che lasciano sbigottiti vista la giovane età dell’autrice, come in:

Ti condurrei con la lanterna di Diogene/ nella perdizione del mio animo,/ facendoti vedere la luce fioca/ fino al più profondo baratro del mio spirito;/ ti farei toccare tutto il male che mi hai fatto./ Pian piano ti farei salire,/ facendoti arrivare al cuore/ dov’è affisso il tuo impegno/ d’amore etereo, quello vero, quello eterno. […]” – “Ecce Homo!”

Lascio link utili per visitare il sito della casa editrice e per ordinare il libro.

http://www.rupemutevoleedizioni.com/

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Alessia Mocci

Responsabile Ufficio Stampa Rupe Mutevole Edizioni