L'Università Made in Italy, tra baroni e talenti che fuggono all'estero e s'incazzano: intervista a Mary Blindflowers

*M. A. Pinna - o Mary Blindflowers (dopo il suo trasferimento- da alcuni anni a Londra, prima a Roma e originaria della Sardegna), è nota scrittrice italiana, sperimentale, promotrice con altri del cosiddetto Destrutturalismo di matrice surrealistica e più generale prossimo alla grande letteratura di certo Novecento d'avanguardia o semplicemente eretico  e  perturbante. Cura il blog Destrutturalismo e dintorni, significativamente segnalato e evidenziato tra i migliori blog letterari e culturali italiani nel recentissimo Premio Guido Gozzano, tra i piu autorevoli e seri ( rispetto a certo andazzo ben noto in certa casta culturale maggiore o anche minore- territoriale- con Premi per cosi dire già predefiniti.  specie di gioco delle 3/4 carte  tra editori e autori, anche i maggiori; con una metafora, anche una sorta di trottola calcinculo... scrittori (e editori rappresentanti) che si alternano tra le giurie e i vincitori...).  L'autrice vanta già diverse pubblicazioni (anche sociologa e criminiloga) tra saggi (Picacismo simbolico, Bastogi), romanzi (anche canovacci teatrali, Mr. Yod non può morire, ecc.), raccolte poetiche varie, ultimamente per NETtaget editore di Cosimo Dino-Guida, nuova casa editrice controculturale emergente (l'editore già noto giornalista, scrittore e di matrice anche teatrale- con registi noti e la stessa M. Melato) ad esempio  Fiori Ciechi e il libro corrosivo con gli stessi Fremmy e Peretti, Cucina di rabbia e poesia: destrutturalismo con forti accenti anche neosiituazionisti e neodada. Figura anche nel collatteneo , Urfuturismo (Al di là della destra e della sinistra eBook version), 2014,  a c. di chi scrive  e S.  Giovannini, accanto a scrittori e filosofi di fama nazionale quali (tra altri) Pierfranco Bruni (del MIBACT), Luca Calselli, Riccardo Campa, Giuseppe Casale,, Seconda Carta, Graziano Cecchini, Mimmo Centonze, Vitaldo Conte, Daco, Zairo Ferrante, Antonio Fiore, Luca Gallesi, Miroslava Hajek, Giuseppe Manias, Paolo Melandri, Giancarla Parisi,Antonio Saccoccio, Giovanni Sessa, Luca Siniscalco,Stefano Vaj.  E' già stata spesso segnalata da autorevoli blog, da testata varie, quali La Notiziah24, Roma, Blasting News oltre a Transfuturismo e Asino Rosso 3.0 dell'avanguardia neofuturista o futurdada.  Nello specifico l'abbiamo intervistata su un ancora tabù della cultura italiana. Come sempre più segnalano le cronache, anche l'Università in Italia è  parzialmente una casta, inquinata da virus e malware, a volte ai limiti dei confini legali, con anche giovani talenti sfruttati culturalmente da diversamente accademici sterili dal punto di vista creativo. ad esempio.  Ecco in generale, una domanda secca e neocinica (Onfroy o lo stesso Baudrillard, lo stesso Debord) e la risposta della scrittrice, che certamente evoca per la costante azione culturale e contro..  il carattere e la personalità e la libertà coraggiosa della stessa Oriana Fallaci, tanto per intenderci!


D-  Maria Antonietta Pinna...  a volte anche a livello universitario, narrano le cronache, episodi quantomeno strani...?

R -  L'Università italiana è una pubblica bettola in cui degli osti travestiti da baroni o baroni travestiti da osti, fate voi, servono vino riciclato e remixato. Stanno lì, dietro quel bancone pesante per vari ordini di motivi, ultimo dei quali il merito. Ovviamente il vino non lo fanno gli osti-baroni con le loro mani candide e mollicce da burocrati, lo fanno gli avventori che pagano e studiano dentro la bettola. Quelli più bravi, figli di nessuno, pigiano l'uva, la fanno fermentare e poi per potersi laureare nella pubblica bettola mettono il loro vinello dentro belle bottiglie di vetro trasparente e immacolato che verranno collocate nella cantina dell'osteria. Gli osti più furbi ogni tanto scendono in cantina mischiano vari tipi di vini dei figli di nessuno e mixando, tagliando, spostando, copiando, incollando, fanno il loro vino personale, ci mettono sopra l'etichetta col loro nome e con il nome dei loro pupilli sempre figli di qualcuno. Così l'Ateneo campa e i nobili porci si distinguono dai poveri plebei. Complessivamente la carriera di un oste-barone si compone di numerosissimi vini "personali" creati ad hoc dal mixaggio dei vini dei plebei più bravi, e così nasce la cultura con la c maiuscola, quella accademica, incontestabile, quella che accede agli archivi senza problemi, che può maneggiare documenti antichi senza permessi di nessun tipo in qualsiasi dipartimento, quella che conta, attinge alla cantina e ringrazia nomi celebri legati alla politica. Poi se gli osti-baroni non riescono a commercializzare il loro vino riciclato da soli, non c'è problema, ci pensa l'università che coi soldi pubblici dei figli di nessuno che pagano le tasse, finanzia la commercializzazione e diffusione del loro buon vinello copia e incolla presso vari EAP.

Gli osti-baroni con la puzza sotto al naso vantano così etichette a non finire, poi si organizzano tutti compatti tra di loro, si associano, vantano chi 40 chi 60 chi 100 tipi di vinelli diversi commercializzati, opportunamente riciclati e propinati ai nuovi clienti-studenti.

Ovviamente tutti gli osti odiano i cani sciolti che passano davanti alla porta dell'osteria, alzano la gamba, fanno ciò che è giusto, e se ne vanno per la loro strada scrivendo magari che so, storielle, raccontini...

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