Facebook presenta la sua criptomoneta e per le banche è un bel problema
Facebook, fra i più grandi social network al mondo con due miliardi di utenti, ha tolto il velo sulla sua criptomoneta, Libra, che verrà lanciata nel 2020.
Dimenticate il bitcoin, uno dei primi esempi di valuta digitale diventata ? per il momento ? un mero strumento speculativo. Libra ha tutte le carte in regola per essere un vero concorrente al dollaro, fra le altre valute "analogiche", ma soprattutto al sistema attuale dei pagamenti.
La moneta targata Zuckergerg & Co. si poggerà infatti su dei titoli veri, e in particolare su "asset a bassa volatilità, come depositi bancari e titoli di Stato a breve termine denominati in valute di Banche centrali stabili e ad alta reputazione", sarà regolamentata e si diffonderà attraverso almeno 28 piattaforme, tante sono le società digitali e non che hanno aderito per il momento all'iniziativa (eBay, Mastercard, Visa, Spotify, Uber, PayPal per citarne qualcuno).
Se la notizia ancora non vi turba, pensate che i potenziali utilizzatori sono un'enormità: 2 miliardi di persone solo quelle iscritte a Facebook, ai quali si aggiunge "un miliardo di persone che non hanno un conto in banca ma hanno un cellulare", ha ricordato il ceo della società.
Il punto sta proprio qui. Facebook, attraverso Libra, vuole posizionarsi come alternativa al sistema tradizionale dei pagamenti, e quindi a quello bancario, sfruttando la tecnologia per offrire un servizio più veloce, personalizzato e meno costoso. Nell'infografica di presentazione (
la trovate in questo articolo) il gruppo lo dice chiaro e tondo: oggi i trasferimenti di denaro cross border sono lenti e i costi sono troppo alti (7% di media per una transazione internazionale). Inoltre, 1,7 miliardi di persone non ha accesso al sistema bancario. Libra, è lo slogan nel video, "is built to make money work for everyone", a prescindere da chi sei, da dove vivi e da quello che fai, dice. Al contrario, è il sottointeso, di quanto fanno ora le banche.
Se davvero Libra comincerà a diffondersi e gli utenti di tutto il mondo cominceranno ad usarla, per il sistema bancario tradizionale come lo conosciamo potrebbe essere l'inizio della fine. Le fee legate alle transazioni, soprattutto internazionali, subirebbero un taglio non indifferente. E probabilmente le banche centrali esorteranno le banche commerciali ad abbattere i prezzi se vogliono competere con i peer digitali. Senza contare che poi, dal momento in cui una moneta alternativa esiste e viene utilizzata, qualsiasi necessità sul quel fronte potrebbe essere soddisfatta tramite essa (un prestito, una carta di credito ecc).
Non ora, magari fra dieci anni. Ma la sfida è stata ufficialmente lanciata e le conseguenze per le banche, se tutto va secondo i piani del giovane ceo, non tarderanno a esserci.
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