Netfuturismo e Transumanesimo: dopo Transvision 2010

Transumanisti e Net.futuristi promuovono nuovi scenari per fronteggiare la crisi della ricerca scientifica, dei sistemi educativi e dell'arte.
di Concetta Di Lunardo - novembre 2010
 

 fonte:

http://www.riflessioni.it/lettereonline/transumanismo-netfuturismo.htm

TransVision 2010 è il congresso mondiale del Transumanismo, e si è svolto a Milano all’Hotel Dei Cavalieri dal 22 al 24 ottobre. Decine di studiosi, scienziati e artisti giunti da tutto il mondo per confrontarsi sulle nuove teorie scientifiche, tecnologiche, culturali, artistiche e sociali che promettono di cambiare il nostro mondo al di là di ogni aspettativa e potrebbero risultare in una “Singolarità” in sole poche decine di anni.
Ne parliamo con Antonio Saccoccio, scrittore e compositore avanguardista, uno dei padri del Netfuturismo
www.netfuturismo.it.

 

Antonio Saccoccio, scrittore e compositore avanguardista, uno dei padri del Netfuturismo“Ho partecipato per la prima volta quest’anno a TransVision. Occorre premettere che per noi avanguardisti in Italia la vita è dura. Il nostro Paese è consumato dal tradizionalismo più intransigente. Ogni idea nuova è vista con sospetto e viene messa rapidamente all’indice. La strategia è quella dell’isolamento: chi è fuori dal coro viene spinto fuori dagli ambienti che contano. La possibilità di ritrovarsi a parlare e a confrontarsi con alcuni tra i maggiori innovatori del mondo è un’occasione da non lasciarsi sfuggire. In tre giorni abbiamo potuto ascoltare Max More, Aubrey de Grey, Martine Rothblatt, Natasha Vita-More, Khannea Suntzu, David Pearce, Dan Massey, David Orban, Anders Sandberg. Nutrita anche la pattuglia dei transumanisti italiani: Riccardo Campa, Stefano Vaj, Giulio Prisco, Giuseppe Vatinno, Roberto Marchesini e altri. E poi c’erano i futuristi contemporanei: Roberto Guerra, Graziano Cecchini e il sottoscritto. Personalmente credo molto nella sinergia tra  Net.Futurismo e Transumanismo. Credo che i punti di contatto e gli obiettivi comuni siano davvero molti”

 

Cos’è il Transumanismo, e quale la relazione con le scienze e la filosofia?

“Difficile definire in modo univoco il Transumanesimo perché i pensatori, gli artisti e gli scienziati che vi si riconoscono conducono ricerche nei campi più svariati. In linea generale si può dire che i transumanisti mirano allo sviluppo delle scienze con il fine di migliorare sensibilmente la condizione umana. Il transumanesimo è la fase di transizione che guiderà verso la prossima condizione post-umana. Ingegneria genetica, intelligenza artificiale, nanotecnologia, biotecnologia, protesi artificiali, crionica: questi alcuni dei maggiori campi di indagine del transumanismo. Lo sviluppo tecnologico deve avere come fine il miglioramento delle condizioni fisiche e intellettuali dell’uomo attraverso il superamento dei limiti biologici. La storia del Transumanesimo è in gran parte legata ai nomi di FM-2030, Natasha Vita-More, Eric Drexler, Max More, Nick Bostrom, David Pearce. La matrice ideologica è costituita soprattutto dall’illuminismo e dal positivismo. Molti transumanisti citano anche Nietzsche tra i pensatori di riferimento, mentre altri, prendendo atto che l’oltre-uomo del filosofo tedesco punta ad un perfezionamento umano individuale al di fuori della tecnologia, lo considerano lontano dai principi transumanisti”

 

Cos’è il Net.Futurismo?

“Il Net.Futurismo è un movimento d’avanguardia nato sul web e diffusosi in Italia (www.netfuturismo.it) e in alcuni paesi europei. I futuristi del secolo scorso avevano compreso l’impatto che la rivoluzione tecnologica stava producendo sulla sensibilità umana e cercavano di interpretare quel particolare momento storico attraverso le loro riflessioni, ricerche e creazioni nel campo della cultura, dell’arte, della politica, del costume. Oggi siamo di fronte ad un momento che presenta caratteristiche simili. La rivoluzione neotecnologica ha nuovamente (e ancora più profondamente) sconvolto la sensibilità dell’uomo. Per questo motivo è necessario un nuovo Futurismo, che sappia indagare le modalità dello sconvolgimento che viviamo, attraverso un’azione di esplorazione totale (sociale, culturale, politica, scientifica, artistica) della realtà contemporanea. La nuova ondata tecnologica offre oggi la possibilità di utilizzare questa rapida accelerazione per combattere tutto ciò che rende l’uomo opaco, passivo, rinunciatario, utilitarista, imitatore e schiavo di pregiudizi, consuetudini e convenzioni sociali”

 

Sembra che  Transumanismo e NetFuturismo siamo l’uno appendice dell’altro. Cosa li unisce e cosa li divide?

“E’ vero, da alcuni punti di vista il Net.Futurismo può considerarsi parte del progetto transumanista. Entrambi i movimenti sfidano quotidianamente la realtà contemporanea, proponendo inedite interpretazioni del presente e audaci visioni future. Entrambi rifiutano la resa alla palude postmoderna. Entrambi sono oltre la politica dei partiti e delle fazioni consumate dalla storia. E poi c’è un’affinità nel modo di porsi di fronte al mondo. Basti pensare all’evento TransVision 2010: si è respirata per tre giorni un’aria di assoluta libertà di pensiero, senza alcuna limitazione aprioristica.
Su cosa ci divide la questione è più complessa. Diciamo che NetFuturismo e Transumanismo condividono l’idea che la condizione umana sia attesa da un’evoluzione importante. L’aspetto che ci distingue dal Transumanismo è l’idea di come si possa e debba procedere per il miglioramento delle condizioni umane. I transumanisti pongono l’accento quasi sempre sulle modificazioni biologiche dell’uomo che saranno possibili grazie alla scienza, i net.futuristi, pur non escludendo questa strada, sono più interessati ad individuare un’evoluzione psichica, emotiva, intellettuale che vada anche al di là delle innovazioni scientifiche. In pratica qui viene fuori la natura dei netfuturisti: siamo artisti (anzi oltre-artisti), non scienziati. Tendiamo a dire: il nostro cervello, al di là di protesi tecnologiche future, già da ora può svilupparsi notevolmente, se solo si modificano le modalità di impiego (eliminando blocchi, censure, pregiudizi, credenze errate).
Diciamola tutta: ha senso procedere ad ampliare le nostre facoltà intellettuali, ma solo se procediamo prima (o almeno contemporaneamente) a sfruttare l’enorme potenziale di cui già disponiamo. Altrimenti è come avere il serbatoio colmo di benzina e preoccuparsi lo stesso di fare il pieno. In questo senso credo che NetFuturismo e Transumanismo siano complementari.

 

Prof. Saccoccio lei insegna e fa ricerca, in che misura ritiene che attualmente una controriforma della scuola possa avvalersi in modo efficace di strumenti innovativi per uscire dalla decadenza che la paralizza?

“La scuola è oggi praticamente al capolinea. È sempre più distante dal mondo, dalla vita reale. La quasi totalità delle conoscenze e delle competenze sono oggi acquisite dai ragazzi al di fuori della scuola. Le responsabilità più grandi sono ovviamente di coloro che ci governano, che non sono in grado di comprendere la rivoluzione paradigmatica che ha investito il mondo occidentale negli ultimi due decenni e continuano a pensare alla scuola come si faceva nel dopoguerra.
Si può provare in tanti modi ad usare la tecnologia per rendere la scuola più vicina al mondo, ad esempio un semplice collegamento ad internet in ogni classe può già fare miracoli. Ma quali sono i docenti in grado di gestire efficacemente uno strumento simile? Qui è meglio sorvolare, perché si aprirebbe il baratro. La verità è che oggi l’unica cosa da fare sarebbe talmente radicale da risultare impraticabile: descolarizzare la società.
Dicevo prima che l’aria che si respira in un congresso come TransVision è l’aria che occorre respirare molto più spesso per uscire dall’atmosfera soffocante degli ambienti accademici italiani. Sono sempre di più gli intellettuali, i pensatori, gli studiosi, gli insegnanti che ogni giorno vivono la frustrazione di trovarsi a far i conti con una concezione dello studio, della cultura e persino della ricerca che è chiaramente poco più che un commento o una nota a piè di pagina a ciò che abbiamo ereditato dal passato. Vediamo ogni giorno distribuire fondi e riconoscimenti a mediocri opinionisti e glossatori, mentre ideatori e innovatori brillanti sono sommersi dallo scetticismo e più spesso dall’indifferenza. Ecco perché il NetFuturismo non può che trovare aria fresca negli ambienti transumanisti”

 

Quali le prospettive del Net.Futurismo rispetto al miglioramento e all’evoluzione della condizione umana?

“Il futuro è lo sfruttamento delle nostre potenzialità cerebrali. Usiamo poco e male il nostro potenziale. Siamo ancora molto rozzi intellettualmente, sensorialmente, emotivamente, socialmente. Innanzitutto dobbiamo favorire lo sviluppo di quello che abbiamo chiamato “uomo a mille dimensioni”, l’uomo che, nonostante la richiesta di essere sempre più specializzati e nonostante il crescente “information overload”, riesce ad avere una visione ampia e al tempo stesso profonda della realtà contemporanea. Parallelamente oggi, grazie proprio alle innovazioni tecnologiche che hanno diffuso il nuovo paradigma reticolare, è necessario sviluppare un’intelligenza moltiplicata, frutto delle intense relazioni di network che nascono e si sviluppano costantemente sul web. Noi netfuturisti sosteniamo che il nuovo paradigma sta portando con sé una rivoluzione nel campo del sapere e del potere: un decentramento e una destrutturazione che darà il colpo di grazia all’autoritarismo gerarchico e all’accademismo reazionario del nostro Paese”

 

E l’arte? Ho letto che ne proclamate la fine.

“Questo discorso è fondamentale. Se si leggono le pagine migliori e più audaci delle avanguardie, è più di un secolo che vengono portati attacchi continui all’arte. Dal Futurismo e Dada fino ad arrivare al Neoismo, al Luther Blissett Project e ad alcune frange estreme della net-art: in vario modo e con diversa intensità l’arte e l’artista sono da tempo sotto assedio. Il nostro discorso è radicale. Noi oggi non possiamo più essere artisti, ma solo oltre-artisti. L’oltre-artista è colui che ha il compito di condurci alla morte dell’arte, nel momento in cui le facoltà creative che fino ad oggi abbiamo attribuito solo agli artisti (tanto da crearne un’élite di illuminati da chissà quale bagliore divino), saranno finalmente sfruttate da tutti gli individui. Qui torna il discorso dell’uomo a mille dimensioni: la creatività è una delle tante dimensioni che tutti noi, in diversa misura, possediamo, ed è una delle dimensioni fondamentali. Una volta giunti alla fine dell’arte, nessuno più avrà bisogno di questa categoria e vedremo chiaramente che gli artisti così come ancora oggi li consideriamo non erano che degli abili venditori. Che poi anche se guardiamo al passato definire cosa possa essere considerata “arte” è operazione praticamente impossibile. Ripeto: oggi utilizzare questa categoria fa comodo solo a chi lavora nell’ambito che definiamo “artistico”. Ma fa male, molto male, a tutti gli altri. Siamo nel pantano della postmodernità: cerchiamo, nell’arte come nel resto, di uscirne fuori. Con intelligenza. Rapidità. Coraggio”.

 

Concetta Di Lunardo