Cristiano Rocchio, conferenza futurista a Padova: intervista



*photo Giancarla Parisi locandina mostra Transhuman Woman


D - Rocchio, la conferenza sui futuristi in programma, anticipazioni?
R - La conferenza sarà il 10 marzo a Padova, alle 16:30, presso il Circolo unificato dell'Esercito, in Prato della Valle al numero 82 per l'Università Popolare: sarà introdotta dal professor Achille Olivieri e parteciperà anche Elisa Ruggiero, che presenterà il suo volume
L'ora dei ricordi. A cent'anni dalla Grande Guerra1. Il titolo del mio intervento è La crisi di fine Ottocento e la rivoluzione futurista e si basa su alcuni manifesti del primo futurismo2. Dopo un'introduzione storica, che accenna alla crisi della razionalità borghese ed alla sua inadeguata concezione dell'uomo, ben percepite ed altrettanto bene espresse dalle avanguardie artistiche nei loro manifesti e nelle loro opere, evidenzio alcuni spunti per ricostruire la protesta futurista, inserendola nel contesto culturale delle avanguardie europee, soprattutto per il rifiuto della mentalità dominante e della razionalità borghese. A queste i futuristi ed i dadaisti contrapponevano come forza rigenerante la pazzia, non certo come mancanza di razionalità, bensì come contrario di ciò che era considerato razionale, sul modello di Erasmo da Rotterdam. In questo contesto inserisco la polemica tra futuristi maschi e femmine, evidenziando i loro punti di contatto, in particolare la pazzia come rifiuto del particolarismo borghese. Concludo il mio intervento con il manifesto Transumanista contemporaneo di Giancarla Parisi, che testimonia l'attuale e metamorfica vitalità dell'azione futurista.

D- Rocchio, futurismo e transumanesimo, il manifesto recente di Giancarla Parisi, due parole sintetiche?
R - Giancarla riprende la polemica tra futuristi maschi e femmine, sotto­lineando l'importanza dell'elemento femminile nell'arte e nel progresso, e critica l'at­tuale umanità torpida e priva di interessi e di estro con le parole "encefalogramma piatto". L'in­tento delle sue opere Transfuturiste è generare nello spettatore un impulso elettrico in grado di risvegliare la coscienza delle emozioni che caratterizzano l'essere umano; che sono, interpre­tiamo, il gusto del bello, la sensualità anche inquietante. Il manifesto considera le ultime opere dell'artista, che esprimono la consapevolezza di trovarsi alla fine di un'epoca storica. In questo senso possiamo avvicinare il manifesto Transumanista ai manifesti dei primi futuristi: an­ch'essi erano consapevoli di trovarsi alla fine di un'epoca, che volevano eliminare definitiva­mente con la guerra, per lasciare spazio al nuovo tipo umano futurista. Nel suo manifesto Giancarla Parisi auspica invece che la nuova epoca non sia inumana, bensì finalmente tran­sumana, che permetta all'uomo di sviluppare tutte le sue facoltà e di diventare ciò che è. Que­st'ultima parte fa chiaramente riferimento a Friedrich Nietzsche e forse anche a Herbert Mar­cuse e mi sta particolarmente a cuore: con le attuali conoscenze e capacità tecniche e con le odierne possibilità di comunicazione, che i futu­risti di inizio Novecento non potevano ancora immaginare, non dovrebbe essere difficile assi­curare ad ogni uomo una vita dignitosa e soprattutto l'opportunità di esprimere la sua creatività.

D- Rocchio, dal 2000, appunto, oltre al transumanesimo artistico, la recente retrospettiva al Guggenheim in Usa ha riportato alla ribalta l'avanguardia futurista; e in Italia nuovi futuristi sono nuovamente operativi: il caso spettacolare di Cecchini con la fontana rossa, i netfuturisti digitali di A. Saccoccio e R. Guerra, curatori di una recente sintesi della critica futurista per il 70° anniversario della scomparsa di Marinetti (dicembre 2014) (* vedi Armando editore, Marinetti 70 Sintesi della critica futurista, tra gli autori G. B. Guerri, G. Agnese, G. Di Genova, M. Hayek, G. Carpi, G. Berghaus, lo stesso transumanista R. Campa e altri). Come capta o analizza lei il fenomeno?
R - Per rispondere, racconto qualcosa di quest'ultimo anno: Elisa Ruggiero mi ha proposto di partecipare al suo libro
L'ora dei ricordi ed ha approvato la mia idea di studiare le avanguardie artistiche europee. Il mio saggio si chiama "Prefigurando la catastrofe" e riguarda i manifesti espressionisti, futuristi, cubisti e dadaisti di inizio Novecento. Elisa Ruggiero ed io abbiamo presentato i nostri saggi il 24 e 25 aprile 2014 al convegno "The Myth of the Great War: Myth and Reality of World War I" all'università di Philadelphia ed in quell'occasione abbiamo visitato la splendida mostra a New York nell'adeguatissimo Guggenheim Museum. Condivido l'opinione di Giancarla Parisi, che l'attuale umanità in poche occasioni manifesti creatività e genio, ritenendosi forse più interessata o addirittura costretta a conservare pigramente acquisizioni consolidate, siano esse rassicuranti o terrificanti, ed a ripeterle in modo pubblicitario, illudendosi che in questo modo diventino vere. Quindi vedo con favore l'attività culturale di critica e di rottura da parte degli artisti e degli intellettuali da lei citati ed anche di altri, perché prelude alla ricerca di senso necessaria alla vita dell'uomo.

D- Più in generale: Baudrillard già da decenni parlò di morte dell'arte, oggi domina il verbo liquido e ambiguo di Baumann, il mondo è in crisi perpetua tra economie in semidefault e certo fanatismo religioso: al contrario proprio l'Arte può riattivare il Senso e la Speranza del futuro?
R - Sì, proprio l'Arte e la creatività possono aiutare a ristabilire il senso delle cose, e forse anche la speranza nel futuro. Per questo a mio parere deve recuperare la riflessione critica e filosofica sull'uomo e sul suo modo di vivere : per esempio l'economia dovrebbe essere lo strumento per produrre e distribuire le merci ed i servizi a chi ne ha bisogno, non certo per l'arricchimento competitivo fine a se stesso di pochi attori economici, magari danneggiando l'ambiente e la salute e compromettendo il benessere generale, il suo stesso scopo. Con il legame al pensiero critico e alla sua funzione di denuncia, l'Arte può coraggiosamente staccarsi dal pensiero dominante, sia esso debole, liquido o conformistico: l'Arte è un potente strumento di comunicazione e probabilmente il suo fondamento è proprio la comunicazione, che a mio parere la assimila all'essenza dell'uomo. Per essere compresa, non deve necessariamente esprimere idee consolidate, può invece appellarsi alle facoltà immaginative ed intellettuali del suo diligente fruitore. Valentine de SaintPoint definisce l'artista il grande medium universale: quindi non il campione solitario di un gruppo ristretto, ma l'espressione della collettività con cui dialoga.

1 Pubblicato da Aracne, Roma, 2014.
2 Fondazione e manifesto del futurismo, Manifesto dei pittori futuristi, La scultura futurista, Ricostruzione futurista dell'universo, L'uomo moltiplicato, Programma politico futurista, Uccidiamo il chiaro di luna, Manifesto della donna futurista, Manifesto futurista della lussuria e Transumanist Art in Italy.

*intervista a cura di R.G.