Giulio Giorello... "Mickey Mouse futurista" (Guanda)


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Giulio Giorello (Milano, 14 maggio 1945 – Milano, 15 giugno 2020) è stato un filosofo, matematico, accademico ed epistemologo italiano.
Giulio Giorello conseguì due lauree: la prima in filosofia presso l'Università degli Studi di Milano nel 1968 (sotto la guida di Ludovico Geymonat), la seconda in matematica all'Università degli Studi di Pavia nel 1971. Insegnò quindi meccanica razionale presso la Facoltà di Ingegneria dell'Università degli Studi di Pavia, per poi passare alla Facoltà di Scienze Fisiche e Matematiche dell'Università degli Studi di Catania, di Scienze Fisiche presso l'Università degli Studi dell'Insubria, sede di Como, e al Politecnico di Milano.

Ricoprì dal 1978 al 2015 la cattedra (già di Ludovico Geymonat) di Filosofia della scienza presso l'Università degli Studi di Milano; fu inoltre Presidente della SILFS (Società Italiana di Logica e Filosofia della Scienza) dal 2004 al 2008.[1] Diresse la collana Scienza e idee di Raffaello Cortina Editore e collaborò, come elzevirista, alle pagine culturali del quotidiano milanese Corriere della Sera. Vinse la IV edizione del Premio Nazionale Frascati Filosofia 2012. Fu attivo in rassegne culturali insieme allo scrittore Luca Gallesi.

https://www.ilfattoquotidiano.it/2020/06/21/giulio-giorello-a-milano-lultimo-saluto-al-filosofo-lomaggio-di-morgan-e-di-sgarbi-e-nella-bara-i-libri-dei-suoi-autori-preferiti-spinoza-joyce-conrad/5842505/


Topolino è alle prese con «le meraviglie del domani». Nel mondo che verrà e in cui si è trasferito grazie a un prodigioso mantello invisibile, sembra che il crimine sia estinto, che la polizia non abbia più nulla da fare e che le persone comuni possano godere spensieratamente del loro tempo libero – mentre i robot sbrigano tutto il lavoro pesante. Ma in questa splendida utopia si annidano ancora i germi del male, come il nostro Topolino «futurista» scopre a sue spese, in un crescendo insieme di umorismo e angoscia. Alla fine si rivela il solito, deciso Topo d'azione che, nel tentativo di salvare se stesso, riesce a salvare persino il mondo intero. Senza mai perdere quel misto di autoironia e spregiudicatezza che costituisce il meglio del suo atteggiamento di buon empirista. Perché forse «la filosofia di Topolino» è un continuo ammiccare ai grandi problemi della condizione umana, sempre con l'ombra di un sorriso e una strizzata d'occhi: soprattutto, degli occhi della mente!




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