Qualche considerazione sulla finanza alternativa da politica e covid



Da: Newsletter Financecommunity.it  
 


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Newsletter N° 243 del 10 giugno 2020

Qualche considerazione sulla finanza alternativa da politica e covid


di laura morelli


Il decreto Liquidità ha esteso le garanzie pubbliche targate Sace anche alla cessione dei crediti commerciali, cioè quella possibilità per le imprese di cedere a un soggetto terzo - una banca, un factor o a una piattaforma fintech - delle fatture o altri crediti ottenendo liquidità. 

Si tratta di un (timido) passo in avanti in favore di questo strumento di finanza alternativa molto utile per le piccole e medie imprese, come raccontiamo su questo numero di MAG, specialmente quelle impegnate nel b2b e nelle filiere, perché permette loro di "liberare" la liquidità imprigionata per una media di 90 giorni in Italia - contro i 20 della Germania, per dire -  in fatture non pagate o altri contratti di fornitura. Liquidità che oggi alle imprese serve come il pane.

È un passo avanti "timido", quello fatto dalla politica, perché la garanzia riguarda solo i crediti commerciali pro solvendo, cioè quelli per i quali la responsabilità del debito nei confronti del factor resta in ogni caso in capo alla pmi cedente e non al fornitore debitore, spesso una grande azienda, come accade invece nelle cessioni pro soluto. 

Perché hanno deciso di applicare le garanzie solo a questa porzione di crediti commerciali ceduti che per Assifact, l'associazione degli operatori del factoring, rappresenta meno del 25% del totale? Non si sa. Ma poiché oggi le polemiche stanno a zero, non è su questo che dovremmo concentrare il dibattito. Piuttosto dovremmo partire da questo piccolo, timido, passo, esaminare la situazione complessiva della finanza alternativa e fare qualche considerazione.

La prima considerazione è che la politica, alle prese con una crisi tanto inedita quanto profonda, sembra essere più ricettiva del solito alle segnalazioni del mercato e inizia a cercare soluzioni alternativa. Non sempre il dialogo mercato-politica è tale, a volte sembra più una conversazione tra sordi, ma se ci sono spiragli per qualche piccolo cambiamento è il dovere di chi lavora nella finanza di coglierlo portando le proprie segnalazioni ed esperienze. Soprattutto se la finanza è quella alternativa, spesso dimenticata dalle istituzioni. Per farsi ascoltare dai decisori e veicolare loro le esigenze del mercato, serve che chi lo rappresenta abbia una voce unica, oggi più che mai.

Una seconda considerazione sulla situazione che stiamo vivendo è sulla presa di coscienza dell'importanza della filiera. La pandemia e la crisi hanno portato a galla quello che già in molti sapevano cioè che la catena del valore aziendale è il cuore pulsante della nostra attività. Per restare in tema, il credito di filiera è utile per tutte le aziende che ne fanno parte: sono tasselli dello stesso puzzle fra loro, è evidente che se uno è in difficoltà, il quadro ne subirà delle conseguenze. La crisi ha resto ancora più evidente questo dato di fatto. È da qui allora che gli addetti ai lavori della finanza alternativa dovrebbero partire. Come fare? Promuovendo iniziative, stipulando accordi, divulgando ed estendendo la conoscenza dei vari strumenti.

La terza è che il fintech ha dato una spinta pazzesca al comparto, soprattutto per ciò che riguarda i servizi alle imprese, ma da sola non basta. La tecnologia è fondamentale per la crescita e lo sviluppo, per avviare nuovi prodotti, per ridurre tempi e costi e per dare più flessibilità, ma va comunicata e veicolata alle imprese che il più delle volte non hanno familiarità con questi strumenti, attraverso canali tradizionali, come i consulenti, le associazioni o altre realtà locali. 

Margini di crescita ce ne sono ma serve uno sforzo condiviso di tutti gli attori del mercato della finanza alternativa, dal private debt al direct lending fino ai minibond, per far arrivare alle istituzioni e alle imprese il messaggio: "Ci siamo e possiamo dare un contributo". Aspettare che siano la politica o le aziende rallenterebbe solo lo sviluppo di un segmento di finanza che invece merita.   


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