Con Bansky, Ferrara è SuperPop



Roby Guerra

La già ben nota e d'audience nazionale diversamente mostra del celebre Bansky (figura da sempre tipo Anonymous della Rete) proietta decisamente Ferrara città d'arte in una dimensione super pop, come scritto dallo stesso artista nei puntuali incipit , presenti puntualmente, grazie al genio di Sgarbi.., nelle stanze del prestigioso Palazzo dei Diamanti, sede dell'antimostra per eccellenza dell'artista.
Insomma, poco da dire, su una più belle "non esposizioni" mai viste a Ferrara e non solo: Bansky è l'Andy Warhol del primo duemila, iconizza persino i cosiddetti Millenial, precognizzando l'evoluzione futura stessa delle nuove generazioni postduemila.
Come Warhol, oggi  necessario dirlo, è stato il più grande almeno nella tela incantata del secondo novecento, Bansky lo è, come accennato negli anni 2000-2020....  Non sono in tanti negli ultimi decenni della cosiddetta avanguardia, al di là delle contingenze microstoriche spesso pompate da galleristi e addetti ai lavori (non certamente Sgarbi!). Ottimamente allestita la "non mostra" con  stanze d'arte altrettanto seriali come il serialismo pop art classico, potenziato e aggiornato da Bansky, non solo all'era dei media ma a quelli cibernetici oggi dominanti.
E stanze d'arti  in cui spicca la serie dei Ratti e Topolini, un Topolino già longevo e ringiovanilizzato, un Micky Mouse alias relativamente gigante anche a mo' di installazione e mutante. Oppure la serie Police e  della guerra, con un Bugs Bunny psicomediatico in "groppa" a un Carro Armato! (con le orecchie caratteristiche dei Rabbit in primo piano).
Una incredibile slitta e renne di Babbo Natale, una bambina  dal cuore d'oro a mo' di aquilone, a memoria la retina del fruitore  si trasforma in uno specchio di Alice nel paese delle Meraviglie.
Già perché, come già la grande pop art, e oggi Banski, i messaggi sociali sono importanti ma in certo senso relativi, stupendi e già password delle opere i titoli di ogni sequenza: una cosiddetta "non mostra", ma opere a 360° trasvolate magari dagli originari e originali graffiti on the road again e forever, anche  le numerose e cult cover di dischi,  in  virtuali reali  tele e telai nuovamente incantati a tutti gli effetti e percezioni, quando l'opera  muta il museo in animazione vivente.
La Bellezza dell'avanguardia ancora vera uber alles!
Sperando che la potenza anche virtuale dell'Anonymous (altro che fakes!), tutt'oggi perfetta, si disveli (se non altro per la storia dell'arte) e dell'avatar Bansky, nel futuro remoto, nel suo  nome cognome... Chapeaux, Bansky, 2000!






Mail priva di virus. www.avast.com