I neouroscienziati come detective by Il Giornale

"Nel nostro cervello c'è una farmacia nascosta"

Eleonora Barbieri

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Professore, quindi il neuroscienziato è un detective?

«In un certo senso sì. Almeno per quello che faccio io, che è un lavoro un po' particolare, perché non studio soltanto la malattia ma anche la sua storia, quello che c'è intorno a essa e mi concentro su quanto i fattori psicologici e sociali e l'ambiente influiscano sulla malattia stessa e sul suo decorso».

Insomma indaga.

«Eh sì, indago l'ambiente intorno al paziente e, a volte, se ne scoprono delle belle... Il primo titolo che avevo pensato era L'archivio dei casi curiosi, perché ho davvero questo archivio».

Quanto è pieno?

«È pieno. Ho raccolto decine di casi. I quattro gialli sono molto particolari...»

In uno di essi, una donna sotto anestesia diventa testimone di un possibile reato. Incredibile.

«Non creda che sia così rara l'anestesia cosciente. La particolarità di questo caso è che la paziente operata sia diventata testimone a un processo, dove ha riferito qualcosa di sconcertante, a proposito di una conversazione fra chirurghi...»

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