INNOVARE PER COMPETERE OVVERO UN FUTURO DI CAMBIAMENTO

di Pierluigi Casalino

Se ci si interroga come possa affermarsi in Italia un'industria intelligente a vasto spettro, va dato atto che solo con una seria e meditata (non settaria o preconcetta) politica di specializzazione si potrà finalmente affrontare la globalizzazione, questo termine breve che domina il nostro tempo e che ha reso obsoleta la differenza tra economia nazionale ed internazionale. L'intreccio delle economie e e dei commerci transnazionali ha raggiunto un diapason incredibile dopo il crollo dell'impero sovietico, la fine dello statalismo indiano e l'irruzione della Cina nell'arena mondiale. L'attuale perdurante crisi italiana nasce di lì e se qualche luce si intravvede alla fine del tunnel il metodo per risolvere il problema in maniera definitiva la dimensione resta ancora intrappolata nelle secche di un'incapacità endemica di fare futuro. L'accelerazione al cambiamento per le imprese costituisce uno dei primi passi per sbloccare la situazione.  e far comprendere che cogliere la direzione per muovere il nostro Paese nel quadro in rapido movimento in cui il pianeta si è inserito. Le nostre sfide inadeguate a tale trend, aldilà di eccellenze innegabili ed invidiabili - lo si deve riconoscere, per non piangersi sempre addosso). Occorre ritornare ad avere fede nel mercato, pur non affidando ad esso tutto il primato dell'innovazione, e con ciò rilanciare la capacità di specializzazione che sta dietro a tutta la storia del genio italico e soprattutto del made in Italy. Un processo di condivisione e di integrazione non solo dei nostri distretti industriali, ma anche la collaborazione e l'interconnessione di intelligenze che non si possono più lasciar disperdere nell'ignavia delle strutture pubbliche. Un'era nuova, dunque, segnata da un neofuturismo audace, che da una lato tende ad una spinta gentile dei valori e dall'altro accelera le scelte verso approcci nuovi del nostro ruolo nel mondo.L'innovare per competere, anzi per prevalere.