L'eterno mito de l'Automobile futurista: LAMBORGHNI DAY

Fonte Corriere dello Sport 

(ESTRATTO)

SANT’AGATA BOLOGNESE. C’è davvero una bella fetta di un’Italia diversa, dietro l’Urus, il capolavoro della manifattura made in Italy del nuovo, anzi del primo superSUV della Lamborghini. La supersportiva in assetto SUV che ha stupito il mondo dopo l’anteprima di lunedì sera davanti 750 invitati da tutto il mondo, compresi 170 giornalisti e lo stesso presidente del Consiglio, Gentiloni.
DIMENSIONE DIVERSA. Al di là degli inconvenienti tecnici che hanno frenato la presentazione ipertecnologica della nuova visione dell’automobile targata Lambo, resta infatti la sensazione concreta di una dimensione diversa. Perché il pensiero va al concept di cinque anni fa, alla capacità di modificare quello che era il piano originario e cioè produrre la Urus a Bratislava, in Slovacchia. Un percorso deviato verso l’Emilia, verso l’ovile della Casa madre a Sant’Agata Bolognese grazie all’intervento di tante persone, dall’ex CEO di Lamborghini Stephan Winkelmann, all’allora responsabile del marketing Audi Luca de Meo (ora n.1 Seat). Interventi che di fatto hanno reso possibile il raddoppio globale dei numeri globali di Lamborghini per spazi (da 80 a 160.000 mq), dipendenti (da 800 a quasi 1600) per finire - sperano da queste parti - alle vendite già in orbita con il successo di Aventador e Huracan (nel 2016 +7% rispetto all’anno precedente


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